Il softshell: che cos’è?

Entrato da pochi anni nei cataloghi di abbigliamento promozionale, in breve tempo si è conquistato spazio e visibilità, sino a diventare uno dei capi più importanti per qualunque produttore: signore e signori ecco a voi il softshell.

Vediamo intanto che cos’è, visto che le idee al riguardo sono piuttosto confuse…

Nato nell’ambito dello sport, è un tessuto che nella sua forma più classica è composto da 3 strati sovrapposti: un poliestere esterno (a volte unito a dell’elastane), resistente ed elastico, una membrana impermeabile e traspirante intermedia e un micro pile interno, a contatto con la pelle, che rende il tessuto morbido e gradevole al tatto.

Lo scopo principale di questa tipologia di capi è sempre stato quello di unire una buona impermeabilità, una funzione antivento, traspirabilità e comfort nell’uso – insomma l’ideale per chi fa sport all’esterno, anche in condizioni atmosferiche non ottimali.

E questa è anche la ragione del suo grande successo in ambito lavorativo: un capo con tutte le cuciture termonastrate, in modo da non far passare l’aria, traspirante, con una buona resistenza alla pioggia e soprattutto molto comodo da usare.

Un grande successo ma anche qualche equivoco di troppo… In realtà le attività sportive ci rendono un’idea più precisa: il softshell (il cui nome significa ‘guscio morbido’) è infatti nato in contrapposizione ai capi ‘hard shell’ (guscio duro) – cioè giacche sportive totalmente impermeabili (anche sotto la neve), più calde e più rigide – quindi più protettive, ma proprio per questo meno traspiranti e meno confortevoli, con una decisa riduzione della libertà di movimento.

Da qui le due scelte: un giaccone più comodo e leggero, al costo di una minore impermeabilità, o uno più resistente e caldo.

E proprio sul ‘caldo’ dobbiamo aprire un altro piccolo fronte: se è vero che nell’attività lavorativa la prima soluzione vince a mani basse, dobbiamo sempre considerare che di per sé il softshell non è un capo caldo: e va bene che trattiene il calore corporeo eliminando l’umidità, ma restare fermi al freddo (magari umido) con indosso solo un softshell non è proprio una grande idea.

Il che ci porta ad un ibrido piuttosto strano: il softshell imbottito, la cui nascita è da una parte proprio un omaggio al successo di questa tipologia di capi, dall’altra è la riprova che per certi impieghi non è abbastanza caldo.

In parole povero un giaccone con l’esterno in softshell e l’inteno imbottito.

Va da se che questa soluzione perde parecchio delle caratteristiche originarie, trasformando un capo sportivo in un semplice giaccone più confortevole e alla moda – ma quando c’è richiesta…

E proprio questa richiesta ha inevitabilmente portato anche ad una grande varietà di modelli, tutti con piccole variazioni rispetto ai concetti base: troverete quindi l’articolo più performante, con alti valori di impermeabilità e traspirazione (e prezzo adeguato), quello magari meno tecnico ma molto curato nelle finiture e ‘alla moda’, quello economico con caratteristiche inferiori ma competitivo nel prezzo. Insomma, il principio è quello ma piccole varianti nella modellistica o nellacomposizione degli strati portano a risultati che prediligono l’una o l’altra caratteristica.

Ai tessuti tradizionali si sono poi aggiunte altre varianti, più economiche, ma anche decisamente meno performanti: i softshell a due strati.

Cosa sono?

Sono giubbotti con un tessuto più semplice rispetto al tradizionale, formato da uno strato esterno, quello in poliestere, e quello interno, il micropile – ma senza la membrana intermedia traspirante e impermeabile. Normalmente proposti in maniera molto essenziale, sono capi comodi ed economici ma senza le caratteristiche migliori della categoria – ad esempio funzionano abbastanza bene come antivento ma esposti alla pioggia si inzuppano in fretta.

Per farla breve: il successo e la conseguente domanda per uso lavoro – tempo libero hanno portato ad una miriade di prodotti, tutti con finiture, materiali e caratteristiche diverse.

Proprio per questo, prima dell’acquisto un softshell va valutato, soppesato e provato; si deve valutarne la destinazione e non guardare unicamente al design o al prezzo.

Un esempio di lavoro realizzato con il softshell?

Eccone alcuni

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Anche perché c’è un altro fattore di cui tener conto: la personalizzazione.

I giacconi sono sempre capi complicati da personalizzare, la stampa serigrafica è fattibile ma difficoltosa, le varie tecnologie digitali vanno bene per i pochi pezzi, ma non per un lavoro professionale – e allora?

Stranamente, il modo migliore per logare un capo impermeabile è… il ricamo.

L’elasticità del tessuto e la compattezza del ricamo fanno si che si conservi una buona resistenza all’acqua, poi ovvio che se si opta per una schiena tutta ricamata qualche accortezza bisogna averla…

Però Si dovrà comunque valutare il logo, la posizione, il modello di giacca, i colori…

Quindi: rivolgetevi sempre ad un professionista, i softshell sono capi belli e di moda ma da scegliere e maneggiare con cura. Noi possiamo offrire 30 anni di esperienza, che dite, bastano?

 

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