Comodo, leggero, traspirante: alla scoperta del Softshell.

Nato nell’ambito dello sport, il Softshell si è affermato in breve tempo come uno dei tessuti più richiesti per l’abbigliamento da lavoro personalizzato, grazie alla sua capacità di unire una buona impermeabilità e una funzione antivento, e di essere al tempo stesso traspirante e comodo da indossare.
“Softshell” è però oggi un nome che racchiude molti tessuti, estremamente diversi tra loro per utilizzi e caratteristiche: scopriamo insieme questo prodotto e come orientarsi nelle varie proposte presenti sul mercato.

Entrato da pochi anni nei cataloghi di abbigliamento personalizzato, il Softshell in breve tempo si è guadagnato spazio e visibilità, fino a diventare uno dei tessuti più richiesti per capi da lavoro di alta gamma.

Ma di che cosa stiamo parlando, precisamente?

Nella sua forma più classica, il softshell è un tessuto composto da tre strati sovrapposti:

  • un poliestere esterno, a volte unito a dell’elastane, resistente ed elastico;
  • una membrana intermedia traspirante;
  • un micropile interno che, a contatto con la pelle, rende il capo morbido e gradevole al tatto.

Un tessuto, quindi, capace di unire una buona impermeabilità con una funzione antivento, essendo al tempo stesso traspirante e confortevole da indossare: l’ideale per chi fa sport all’aperto insomma, anche in condizione atmosferiche non ottimali.

Proprio queste sue caratteristiche lo hanno reso tanto ricercato in ambito lavorativo.

Attenzione però a non equivocare, come spesso succede ancora: il softshell non è un tessuto totalmente impermabile o adatto a temperature molto rigide. La sua capacità di trattenere il calore corporeo eliminando l’umidità non lo rende, di per sé, un capo particolarmente caldo. In questo caso, probabilmente, risulta più funzionale un giaccone sportivo: totalmente impermeabile, più caldo ma inevitabilmente anche più rigido e meno comodo da indossare, sia in ambito sportivo che, come nel nostro caso, lavorativo, dove la libertà di movimento è sicuramente fondamentale.

Proprio la necessità di maggiore protezione dal freddo ha portato alla prima evoluzione del Softshell: il Softshell imbottito. Un tessuto che perde parte delle caratteristiche originarie a vantaggio di una maggiore capacità di trattenere calore, mantenendo però due delle peculiarità originarie: l’eleganza e la comodità del capo.

Da un capo sportivo a un giaccone da lavoro “alla moda”, insomma.

Dal softshell imbottito “ai” softshell: una grande varietà di modelli, per venire incontro a tutte le specifiche esigenze del mercato.

Il Softshell imbottito non è però stata l’unica evoluzione di questo tessuto.

Giocando sulla modellistica o sulla composizione dei singoli strati, sono oggi disponibili sul mercato una grande varietà di capi “in Softshell”, ciascuno con caratteristiche peculiari.

Si spazia quindi da capi più performanti, con alti valori di impermeabilità e traspirazione, a capi meno tecnici ma più curati nelle finiture – e più adatti quindi come prodotti d’immagine, che come abbigliamento da lavoro – a capi più economici, capaci di offrire performance minori ma decisamente più competitivi nel prezzo.

Insomma, il concetto è semplice: il mercato si è adeguato, offrendo diverse risposte in base alle specifiche esigenze dei vari utenti semplicemente adattando, modificando e variando un tessuto iniziale il cui concetto di “comodità ed eleganza” era risultato vincente.

Il softshell a due strati: eleganza e comodità “in economia”.

Ai tessuti con la composizione in strati tradizionale – seppure nelle varie rivisitazioni – si è poi aggiunta un ulteriore variazione: il Softshell a due strati, formato dallo strato esterno in poliestere e dal micropile interno, privo però della membrana intermedia traspirante e impermeabile.

Si tratta, nei fatti, di capi comodi ed accessibili a un prezzo decisamente inferiore, senza però le caratteristiche migliori del tessuto.

Se offrono infatti una discreta protezione dal vento, in caso di pioggia, anche moderata, si inzuppano rapidamente senza offrire protezione alcuna.

Per riassumere: il mercato, con le sue richieste così variegate in termini di utilizzo e caratteristiche ha in breve generato una vasta offerta di tessuti (e quindi di capi), molto diversi tra loro sia in termini di caratteristiche, che di materiali che di finiture, tutti riuniti sotto l’unico cappello “Softshell”.

Il migliore consiglio che possiamo darvi, quindi, è non soffermarvi sul nome o sul prezzo; prima di un acquisto un capo va provato, valutandone con attenzione la destinazione d’uso, oltre che il design e il costo.

Avere un consulente di riferimento, in questo senso, può essere un aiuto essenziale per districarsi nel mondo del Softshell: evitare un acquisto errato, scegliendo il prodotto che per prestazioni e costo meglio rispecchia le vostre esigenze.

Un esempio di lavoro realizzato con il softshell?

Eccone alcuni

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”Voglio un capo in Softshell, ma lo voglio personalizzato”: possibile, ma come?

Oltre a caratteristiche, costo e design, c’è un ultimo fattore da tenere presente nell’acquisto di un capo in Softshell: la personalizzazione.

È evidente che in ambito lavorativo una delle prime esigenze che si hanno è quella di dare al proprio abbigliamento la propria immagine; a maggior ragione nel momento in cui si parla di un capo elegante, questo deve diventare uno strumento attraverso cui veicolare il proprio marchio, la propria identità.

Per le sue caratteristiche una giacca è però complessa da personalizzare: la stampa serigrafica è possibile, ma difficoltosa, e le varie tecnologie digitali sono adatte unicamente per pochi pezzi, ma non per un lavoro professionale o su larga scala.

La scelta migliore in questo caso è ancora il ricamo. L’elasticità del tessuto infatti, unita alla compattezza del ricamo, garantiscono che il capo mantenga intatte le sue caratteristiche, in particolare la sua resistenza all’acqua.

Dalla valutazione della posizione e dei colori, all’esecuzione tecnica del lavoro, ricamare un giaccone è però una operazione che necessita di un professionista, e non può essere improvvisata.

Avere un consulente di riferimento, nuovamente, può essere un aiuto essenziale, sia per districarsi tra le varie soluzioni presenti sul mercato, valutando la più adatta alle proprie esigenze, sia per avere la sicurezza di una personalizzazione professionale all’altezza della qualità del capo indossato.

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